Forum Ricerca e Innovazione

Ben 3 sessioni del forum su Innovazione e Ricerca in corso a Padova dal 15 al 18 maggio  sono state dedicate alle biotecnologie. Abbiamo partecipato per voi agli incontri  ed ascoltato il Gotha del biotech italiano fare il punto sulle problematiche e le prospettive di questo settore d’avanguardia a metà strada tra ricerca pura e produzione.
Le imprese farmaceutiche e biotech: la via internazionale alla crescita
I primi relatori,  Chris Anzalone, CEO Arrowhead Research  e Mauro Ferrari dell’Università del Texas ci proiettano in un mondo lontano da noi per cultura e tradizioni. Negli USA la ricerca è un business e persino le università fanno a gara a chi realizza più spin-off, brevetti e licenzia più tecnologia. Il business è il vero motore della ricerca e in molti casi sovverte persino le rigide gerarchie del mondo universitario (viene citato il caso di uno studente di talento che guida un gruppo di professori). Gary P. Pisano, Professor of Business Administration Harvard Business School, ci presenta i risultati di uno studio condotto dal suo gruppo di ricerca e durato diversi anni, in cui si evidenzia il grande tasso di mortalità delle aziende Biotech. Analizzando il destino di centinaia di aziende nel corso degli ultimi 25 anni  la profittabilità, misurata in termini di fatturato derivato da brevetti e nuovi prodotti/investimenti in dollari, sembra uguale a quella di Big Pharma ma da un’analisi più attenta gran parte della positività deriva da una sola azienda: Amgen .
Escludendo Amgen dalle aziende studiate i dati cambiano ed evidenziano la scarsa produttività di questo settore.
Daltronde è evidente che più ci avviciniamo alla ricerca pura più la percentuale di errore cresce visto che proprio l’errore è parte integrante del metodo della ricerca scientifica.
Marina Del Bue, CEO, Molmed e Paolo Fundarò, CEO, Genextra ci riportano in Italia con le loro esperienze imprenditoriali d’avanguardia,  soprattutto nel settore oncologico ed ancora allo stadio di sperimentazione clinica.
Molmed fattura già 217 milioni di euro e sta sviluppando un farmaco per una Orphan Disease. Le Orphan Diseases sono patologie spesso gravi o letali ma trascurate dalle grandi aziende perchè il loro mercato potenziale non è considerato abbastanza significativo da giustificare gli ingenti investimenti richiesti per la ricerca e la commercializzazione del rimedio.
Il TK combatterà la Leucemia e Arengyr altri 4 tipi di tumore. Un’altra particolarità di Molmed è che, oltre ad essere un’azienda biotech, è anche un’Officina Terapeutica riconosciuta dall’ Aifa (Agenzia Italiana per il farmaco).
Genextra percorre strade poco battute con i suoi prodotti in fase II di sperimentazione, tra questi   p66/PTP; le patologie di riferimento sono cirrosi, fibrosi ma soprattutto l’invecchiamento cellulare. Francesco Sinigaglia, CEO, Bioxell ci presenta una esperienza interessante: un’azienda italiana di biotecnologie nata nel 2002 da uno  spin-off di una multinazionale come la Roche. Bioxel è quotata a Zurigo sul BXLN dal 2006 e porta avanti ricerche sui derivati della vitamina D e su altri composti che potrebbero trovare applicazione in patologie importanti come le aderenze post operatorie ed il dolore cronico.
In particolare viene studiato l’Elocalcitolo che possiede potenzialità terapeutiche, attualmente in corso di verifica, in oncologia, nelle malattie del metabolismo, nell’ipertrofia prostatica benigna e nella vescica iperattiva.
Nella sessione successiva dedicata al biotech italiano sono intervenuti:
Giovanni Gaviraghi, CEO, Siena Biotech
Giuseppe Giardina, CEO, Nikem Research
Silvano Spinelli, CEO Eos
Luciano Zardi, Presidente Comitato Scientifico, Philogen.

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L’ultima sessione, dedicata al biotech a NordEst,
ha visto la partecipazione di
:

Giancarlo Bolognesi, VP Eudax
Giorgio Fassina, CEO, Xeptagen
Giuseppe Giorgini, CEO Silicon Biosystems
Christian Kuehne, CEO, Adriacell
Claudio Semeraro, CEO Pharmeste
  Eudax, guidata dal Dott. Giancarlo Bolognesi, è una società di servizi alle aziende biotecnologiche. Fondata nel 2005, fornisce sia un supporto strategico per il business che un servizio di direzione medica per quelle aziende non UE che vogliono attivare fasi di sperimentazione clinica nel territorio europeo. Attraverso l’ottimizzazione dei processi produttivi, lo sviluppo delle formulazioni, gli studi di farmaco-tossicologia e la realizzazione di studi clinici in affiancamento alle CRO (Contract Research Organizzations), Eudax accompagna le aziende clienti fino alla pre-commercializzazione passando per la fase regolatoria.
Xeptagen è guidata dal dott. Giorgio Fassina. L’azienda è situata nel parco scientifico e tecnologico VEGA di Venezia - Mestre.
L’ambiziosa  mission dell’azienda è quella di scoprire e validare nuovi markers tumorali finalizzati alla realizzazione di kit per la diagnosi precoce, il monitoraggio e lo screening delle neoplasie. La Xeptagen ha dimostrato di fare sul serio ottenendo il brevetto di 35 marcatori tumorali ed immettendo sul mercato 3 kit per la diagnosi del carcinoma epatico e del colon. La forza dei Kit Xeptagen consiste nell’ elevata sensibilità, specificità e nella capacità di diagnosticare le neoplasie negli stadi precoci di sviluppo.
PharmEste è uno spin off dell’Università di Ferrara, finanziata da un gruppo di investitori guidato da Z-Cube, corporate venture di Zambon Company s.p.a.
Gli obbiettivi di PharmEste, afferma il Dott. Claudio Semeraro, sono quelli di sviluppare attraverso le ricerche in corso sui recettori vanilloidi,  un farmaco innovativo per il trattamento del dolore neuropatico.
Il mercato potenziale del farmaco è enorme, ma la ricerca ha bisogno di essere condotta in maniera rigorosa per ottenere le necessarie autorizzazioni all’immissione in commercio.
La relazione di Christian Kuehne  CEO di Adriacell ci ha riportato con i piedi per terra.
Anche la piccola azienda biotecnologica triestina ha progetti ambiziosi, ma ha sofferto molto la mancanza di un terreno fertile per lo sviluppo di un settore ricco di peculiarità come quello biotecnologico.
Il dott. Kuehne ha sottolineato la mancanza di appositi incubatori biotecnologici nel Friuli Venezia Giulia e la difficoltà di trovare finanziatori.
Ricordiamo che le aziende biotecnologiche, specialmente in fase iniziale, hanno un capitale interamente intellettuale.
Non producono ancora fatturato e richiedono investimenti milionari per periodi non inferiori ai 7 - 10 anni.
Rispetto ad altre nazioni l’Italia sembra in ritardo nel fornire risposte adeguate a questo tipo di bisogni attraverso l’intervento diretto di fondi e venture capitals.
Il dott Kuehne ha fatto notare come i primi due anni della sua attività sono stati quasi interamente dedicati al fund raising e all’ottenimento dei permessi per accedere al parco scientifico tecnologico triestino.

Durante le 3 sessioni si sono svolti interessanti confronti su creatività ed innovazione e su creatività e ricerca scientifica, ma dedicherò al tema un apposito articolo.